Noia: “Il bando per non obiettori discrimina tutti i medici”. Avvenire Roma Sette 5-MAR-2017

Noia: “Il bando per non obiettori discrimina tutti i medici”

di Filippo Passantino

Avvenire Roma Sette

05 MAR 2017

“Il numero dei ginecologi che non esercita il diritto all’obiezione di coscienza è congruo al numero complessivo degli interventi di interruzzione

volontaria di gravidanza”. Il presidente dell’AIGOC (Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici) Giuseppe Noia cita l’ultima relazione

al Parlamento del minestro della Salute Beatrice Lorenzin per commentare l’assunzione a tempo indeterminato di due ginecologi non obiettori al

San Camillo, entrati in servizio il primo marzo, per praticare interruzioni volontarie delle gravidanze.

Un’affermazione che, scorrendo le tabelle redatte dal ministero, si puo tradurre anche in numeri, come indica Noia. Il carico di lavoro medio dei

ginecologi non obiettori nel Lazio è di 3.2 interruzioni volontarie di gravidanza a settimana, mentre la percentuale di ginecologi non obiettori che le

praticano è del 22%. “Sono dati che sottolineano come questi medici non siano soggetti a un sovraccarico di lavoro. Inoltre, è prevista la mobilità.

Quindi, non si può giustificare un bando discriminatorio parlando di depotenziamento e di ostruzione all’applicazione della legge”. Noia, che è anche

docente di Medicina prenatale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, parla di “bando discriminatorio sia per i medici obiettori sia per quelli che obiettori

non sono”, indicando l’impossibilità, prevista dai dirigenti del San Camillo, di recedere dalla decisione di praticare gli aborti. “Così si ingabbia con una

firma la coscienza individuale della persona che potrebbe ripensare la propria scelta, spiega. Si è detto che non si corre il rischio del licenziamento ma

il medico che dovesse rifiutarsi di continuare a praticare le interruzioni di gravidanza verrebbe messo in mobilità o in esubero, perché non più utile

al fine per il quale era stato selezionato. Questo è un ricatto morale, perché la persona, se avesse un ripensamento, verrebbe esposta a una grande

lacerazione: scegliere tra ragioni di coscienza o esigenze economiche”.

Noia pone la questione anche sul piano giuridico. “Il bando è illegale e incostituzionale, La legge 194 del ’78 non riconosce alle donne un diritto all’aborto

volontario, ma consente loro di farlo gratuitamente e legalmente nelle strutture pubbliche a certe condizioni. E’ falso e strumentale affermare che ci siano

due diritti che confliggono, perché c’è solo il diritto costituzionale del medico di obiettare, riconosciuto esplicitamente dall’articolo 9 della stessa legge 194,

che viene dispoticamente calpestato”. Secondo Noia, l’elevato numero di medici obiettori (il 78% nel Lazio) dipende dalle conoscenze scientifiche:”L’alta

percentuale di ginecologi obiettori è motivata proprio dal fatto che tutti i medici sanno bene che a essere eliminato con l’aborto volontario è un bambino.

Negli ultimi 35 anni la scienza ha dimostrato che il rapporto tra figli e madre è molto forte. Il figlio è capace di mandare cellule guaritrici alla madre. Quindi,

nel mondo medico è aumentata la consapevolezza neo confronti dell’aborto. Operazioni come quella del San Camillo invece vogliono ingabbiare la coscienza

e silenziare la conoscenza”.

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